Teatro ragazzi: memoria verbale

Gli alunni di una quarta elementare di una scuola dove conduco il laboratorio teatrale, mi stupirono enormemente lo scorso anno, quando impararono a memoria una gran quantità di battute per realizzare lo spettacolo di fine anno che allestimmo insieme. Di conseguenza quest’anno ho chiesto loro di riporre la massima fiducia nella propria memoria, che evidentemente funziona a dovere; riflettendo insieme sul fatto che il corpo ricorda nei minimi dettagli un’esperienza coinvolgente e soddisfacente – di cui ho già scritto in passato - e che, messo di nuovo nella stessa situazione, spesso fa affiorare alle labbra persino le identiche parole pronunciate in precedenza.
Le prove di uno spettacolo teatrale, altro non sono se non la ripetuta messinscena dello stesso segmento di vita, che coinvolge uno o più personaggi. Volendo fare un esempio, ogni volta che Cappuccetto Rosso s’imbatterà nel lupo passeggiando nel bosco, trasalirà; e ogni volta l’animale le chiederà Dove stai andando, bella bambina? l’azione compiuta dai due, la situazione nella quale si trovano, le emozioni che esprimono, le intenzioni che li muovono, rendono impossibile pronunciare vocaboli differenti.
Dopo aver spiegato tutto questo ai miei giovani attori, e dopo che loro stessi mi raccontarono episodi della propria vita in cui la memoria si è attivata senza che neppure ci facessero caso, propongo loro di sperimentare insieme questa intuizione, e utilizzare le prove del prossimo spettacolo per allenare la memoria sempre più.

Cecilia Moreschi

Pertanto, quando arrivano di settimana in settimana e qualcuno afferma di non esser riuscito a studiare, gli rispondo di non preoccuparsi: il teatro attiverà la memoria, che verrà in soccorso favorendo la replica dell’esperienza senza intoppi. Ed è esattamente quel che accade. Una volta sul palco, nella stessa situazione della volta precedente, il loro corpo assume automaticamente la posizione che insieme avevamo scelto come la più espressiva di un dato sentimento. Questo, unito all’azione motoria, riaccende inevitabilmente la memoria verbale e fuoriescono molte battute scritte sul copione, che la maggior parte degli alunni aveva solamente ripassato, non studiato a memoria.
Una delle bambine mi prende da parte e mi confessa che la volta scorsa era convinta di non ricordare nulla, ma una volta nel cerchio con gli altri, grazie all’ascolto uditivo e corporeo delle scene dei compagni, le era spontaneamente affiorato alle labbra quel che avrebbe dovuto dire. E un’altra delle bambine, che deve recitare un piccolo monologo, si scusa con me perché ha avuto l’influenza, è appena tornata in classe e a casa non ha ovviamente potuto studiare. Nel suo caso, neppure la posizione e la situazione arrivano in soccorso. Niente, la bambina mi confessa di aver un vuoto totale. Naturalmente le sorrido e la invito a respirare e rilassarsi, continuandole a ripetere di non preoccuparsi, ci sono io a sostenerla. Quindi le suggerisco le prime tre parole del lungo monologo. Ed ecco che, come per magia, tutto il resto del brano le torna alla mente, e lei lo recita piena di felicità e stupore perché non credeva proprio di ricordarlo.
Il corpo, le emozioni, la memoria, la recitazione: tutte competenze e strumenti a servizio dell’essere umano e delle sue migliori performance.

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