Il teatro e la comunità

Spesso mi sono ritrovata a riflettere sul fatto che nell’età evolutiva il teatro è un potentissimo strumento per molteplici aspetti, di varia natura ma equivalente importanza. Laddove un laboratorio teatrale sia svolto con bambini e ragazzi, esso non ha come prima finalità la formazione di lavoratori dello spettacolo, bensì di fornire agli allievi un’altissima esperienza di formazione e di crescita.
Tutti i professionisti del settore sono d’accordo nel ritenere che il teatro ragazzi o la teatroterapia abilitino a una maggiore competenza comunicativa, unita a una più profonda conoscenza di se stessi; alla consapevolezza e successiva espressione di emozioni e sentimenti; al “mettersi nei panni dell’altro”, allenando facoltà empatiche e relazionali; a superare timidezza, introversione o (al contrario) imparare a non pretendere di essere perennemente il centro
Cecilia Moreschi
dell’attenzione altrui; ad ampliare il proprio bagaglio culturale, aumentando il vocabolario e approfondendo il pensiero, e così via. Gli obiettivi su cui si lavora sono davvero innumerevoli e tutti rivestono eguale importanza. Per tutti questi motivi è davvero necessario che ciascun bambino o ragazzo, almeno una volta nella sua vita, possa fare teatro.
E anche se tutto questo è già un’enormità, gli aspetti sui quali lavora il teatro ragazzi non sono di certo finiti qui.
Lavoro con il teatro ragazzi da quasi venticinque anni e col tempo ho avuto modo di sperimentare, ogni giorno con maggiore intensità, l’incredibile potenza del mezzo che sto utilizzando, tanto che quest’ultimo agisce inevitabilmente sulla costruzione di esseri umani più maturi e consapevoli, che imparano a sentirsi parte di una comunità e a comprendere che ciascuna azione che compiono ha un effetto sugli esseri umani che vivono loro accanto. E tale effetto può essere positivo o negativo. Vediamo come.
Siamo a teatro, stiamo provando lo spettacolo di cui i giovani attori hanno già ricevuto il copione. Uno di loro non ha avuto tempo o ha dimenticato di memorizzare la propria parte; inevitabilmente la prova della sua scena è compromessa, deve essere rimandata alla volta successiva. Il ragazzo che non ha studiato non ha recato danno solo a se stesso, ma anche agli altri attori della suddetta scena, i quali si vedono privati della possibilità di provare a causa sua. Al contrario, l’attore che si è preparato con scrupolosa attenzione, mette i suoi compagni a proprio agio, li aiuta quando dimenticano una parola, è pronto a improvvisare perché conosce la scena a menadito. Quindi tutti non vedono l’ora di recitare nella stessa scena con lui.
Spesso ho fatto ai ragazzi questo esempio: non studiare la parte equivale a rovinare la prova di tutti. Ciascuno di noi è un frammento di un tutto unico e le nostre azioni ricadono sugli altri. Quando siete in classe e la professoressa vi interroga, anche il vostro prendere un brutto voto può avere conseguenze sui compagni: la professoressa si inalbera (nessun insegnante è contento di mettere brutti voti) e la sua irritazione può a volte ricadere sul compagno interrogato subito dopo, che magari risponde male a un’unica domanda e viene mandato immediatamente a posto.
Il teatro, come tutte le arti, è anche una rielaborazione della vita stessa.
Usiamolo sempre più come metafora di una corretta e armoniosa vita nella comunità di cui facciamo parte.

2 commenti:

  1. Con te.. Il teatro è un gioco istruttivo e continuo.. Per questo la mia ragazza ti adora... Baci

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  2. Mi chiamo Ambra, sono una maestra, ho avuto la grande possibilità di far sperimentare ai miei alunni il laboratorio teatrale di Cecilia al Settimo Circolo Montessori, scuola nella quale lei svolge, insieme ad Alessandra, il laboratorio da molti anni. Sono pienamente in accordo con Cecilia quando scrive che il teatro è metafora di vita;è proprio l'esperienza di essere parte di un tutto, momento in cui si crea o consolida "l'anima del gruppo". Già, esiste un gruppo ed esiste anche la sua anima. La classe è proprio un gruppo, infatti anche in gergo scolastico si parla di "gruppo classe". L'anima del gruppo classe è unica quanto unica e irripetibile è ciascuna delle sue parti: ogni bambino, ogni ragazzo. L'anima del gruppo è formata dall'insieme delle bellezze e dei difetti di ogni bambino. Ma non solo: arriva ad essere, se le insegnanti curano il suo formarsi, un'entità riconoscibile che dà forza al singolo bambino o ragazzo quando è più fragile, arriva ad essere la direzione delle azioni più altruista del bambino o del ragazzo quando è molto forte. Ciascuno sperimenta nell'anima del gruppo una casa, una seconda identità. Il teatro come lo pensa e lo fa Cecilia cura l'anima del gruppo.
    Inoltre cura moltissimo la lingua e potenzia molte capacità preziose: memorizzare, leggere, rielaborare, saper ascoltare. Sono una estimatrice dell'imparare a memoria, dico sempre ai miei bambini che imparare a memoria è afferrare belle parole col cuore, che poi continuano a lavorare e lo rendono più bello e pieno. Imparare a memoria una parte è di più :quel personaggio prende vita nel corpo del bambino o ragazzo quando recita, sicché quelle parole rimangono ancorate ad una esperienza viva, legata ad un preciso periodo, momento, sentimento.
    Quando si fa teatro l'ascolto è oro. Mentre a volte in classe può anche essere un peso, a teatro è oro perché se non si ascolta bene ciò che dice il regista, nel caso della mia esperienza Cecilia, o il compagno, che spesso dà utili indicazioni e preziosissimi suggerimenti, recitare ha meno gusto. I bambini, si dovrebbe sapere, hanno un gusto molto raffinato: amanti del bello e del buono, non si lasciano sfuggire un cibo succulento come quello del teatro e fanno il possibile per gustarlo pienamente : dunque ascoltano e ascoltano bene. Con gli anni affinano sempre più questa abilità e diventano dei raffinati ascoltatori. Spesso, per merito del teatro, anche in classe.

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