Teatro ragazzi: Predatore e preda

All’interno del laboratorio teatrale, spesso si utilizza l’imitazione degli animali più conosciuti come stimolo all’espressività corporea. Il conduttore chiede ai giovani allievi di provare a diventare un gatto, un cane, un gabbiano, ed ecco che automaticamente, senza pensarci più di tanto, le schiene si inarcano, le braccia sembrano ali o artigli, la bocca si allarga a mimare un ruggito o si restringe come fosse un becco, le gambe si piegano pronte a compiere un balzo o a gattonare sinuosamente come felini.


Cecilia Moreschi

Dopo aver proposto a un gruppo di preadolescenti proprio questo lavoro, e averli lasciati liberi di esprimersi nello spazio, ho notato come fosse insopprimibile la tentazione di incontrarsi e comunicare, anche nelle vesti animalesche da me richieste. Pertanto passiamo dal semplice gioco espressivo nello spazio, alla scena vera e propria.
Due attori partono uno dalla quinta di destra e l’altro da quella di sinistra, interpretando due diversi tipi di animali: la consegna è semplicemente l’incontrarsi al centro e stabilire una relazione. I ragazzi mi stupiscono: nelle vesti degli animali più disparati non hanno alcun timore di mostrarsi al pubblico e intessere una relazione con l’altro, che il più delle volte sfocia nel predatore che aggredisce e la preda che prova a difendersi. I loro corpi, le loro voci, i loro sguardi sono assolutamente “nella parte”, tanto da creare interessanti scene improvvisate. “Bene”, dico loro quando tutti sono stati sul palco, “ora mantenete dentro di voi l’energia che avete trovato e ripetete esattamente le scene improvvisate. Solo che dovete tornare a essere degli umani e quindi sostituire il linguaggio ai ruggiti, e comportamenti sociali al predatore che voleva mangiare la preda”. Senza dargli troppo tempo per pensare, li stimolo a riprendere l’improvvisazione: ed ecco che fuoriescono azioni sceniche, personaggi e battute che funzionano alla perfezione, neanche fossero state scritte in precedenza. E quando, infine, chiedo loro di scambiarsi i ruoli e diventare l’opposto di ciò che hanno interpretato, non si tirano indietro, bensì provano gusto nell’interpretare il ruolo del prepotente (il predatore) o il debole (la preda) anche se non è a loro congeniale.
Immaginare di essere animali li ha resi liberi di lasciarsi andare all’espressività, alla sperimentazione dei ruoli e di nuovi linguaggi.



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