Teatro terapia: riempire lo spazio

Giovedì mattina ho lavorato con sei bambini di sette-otto anni affetti da ritardo di linguaggio, ipoacusia, ritardo cognitivo e iperattività.
Tutti elementi che poi si riflettono negli apprendimenti scolastici, scatenando performance ridotte, quando non scarse, difficoltà d'attenzione, motivazione insufficiente alla letto-scrittura.
Cominciamo a giocare, dunque. Giochiamo nello spazio, esploriamo, guardiamo, facciamo sì che diventi nostro, riuscendo a comandarlo e a gestire in esso il nostro corpo, non a esserne sopraffatti.
Cecilia Moreschi
Camminiamo nella stanza, riempiamo gli spazi vuoti. Esploriamo gli angoletti più nascosti, quelli dove non va nessuno. E quando al segnale convenuto ci dobbiamo tutti fermare, guardiamo noi stessi e gli altri nello spazio: abbiamo riempito tutta la stanza? O sono rimasti larghi spazi non occupati da nessuno, mentre siamo tutti vicini in pochi metri?
Dopo un po' di questo gioco, i bambini ci provano gusto e riempiono lo spazio in maniera omogenea. Ogni volta che fermo la camminata, ciascuno ha trovato il proprio spazio, non ha invaso e non è stato invaso da altri. Ci viene spontaneo sorridere, nella stanza c'è posto per tutti, siamo comodi, possiamo camminare liberamente senza darci fastidio.
Proviamo adesso a trasferire su un foglio (che sembra preso da uno dei loro quaderni) questa avventura. Come? Domandano i bambini; è presto detto: prendo un bel foglio A3 e affermo che è la riproduzione della stanza in cui siamo.
Ora chiedo a ciascuno di scegliere un elemento fisso della stanza, e di indicare sul foglio dove si trovi. Man mano disegno tutto quel che viene nominato ed ecco apparire il pianoforte a sinistra, le finestre a destra, il tavolo grande in fondo. Passando il foglio ai bambini, ciascuno sceglie il pennarello preferito e disegna il cerchietto di se stesso nella porzione di foglio dove ritiene che ci sia maggior spazio.
L’avventura ha dunque riprodotto lo spazio diventato nostro: la nostra stanza, i nostri amici e ciascuno di noi, in un insieme armonioso e colorato, dove c'è spazio per tutti.
Lo spazio per tutti c'era anche prima, ovviamente, ma solo ora l'abbiamo scoperto, dopo che ne abbiamo fatto esperienza e l’abbiamo rappresentata graficamente.

Commenti